Da Picasso a Fontana.

La Natura come trampolino di lancio

 

Anche Piet Mondrian ( che in un primo momento subì il fascino della pittura cubista di Picasso e Braque, elaborando opere come “ Melo in fiore) superò il pensiero del movimento Cubista, sostenendo che, l’arte non dovrebbe curarsi di rappresentare immagini di oggetti reali, ma esprimere solo, in assenza di descrizioni “l’inventato”, costruendo un linguaggio di forme e colori puri, rapporti matematici, ritmi misurabili, dando vita al movimento Neoplasticismo (1920).
Nel suo nuovo stile, Mondrian rinunciava a tutte le caratteristiche sensuali della materia e dello spazio tridimensionale, ritenendo che una tela, quindi una superficie piana, dovesse contenere solo elementi piani, annullando quindi ogni possibilità di rappresentazione spaziale a favore di linee rette che s’incontrassero a novanta gradi formando solo quadrati e rettangoli.

Fontana con la sua sfiducia nei mezzi espressivi tradizionali (la linea, la figura) si allontana dall’idea del quadro come luogo della rappresentazione.
Risolve il concetto dello spazio utilizzando proprio lo spazio e la luce con le loro infinite possibilità, modellando l’etere con luci variopinte.
Gli stessi tagli sulla tela sono un modo di negare lo spazio tradizionale imposto dalla tela stessa per una spazialità esplorata dalla mente.

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1965

 

Piet Mondrian, Melo in fiore,1912

 

Piet Mondrian, Composizione,1921

 

Lucio Fontana, Soffitto con Arabesco di neon,1951